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martedì 23 settembre 2008

Poesia in dialetto trentino sulla "grande" guerra

Ovunque si vada, le cicatrici della "grande" e inutile guerra sono per gli escursionisti un costante ricordo e ammonimento. Così dicevano alcuni versi di una poesia in dialetto trentino, trovati nella "Grotta del Manghen":

"Se noi quassù vegnin per na gita
pensante a quei che quassù i ha perdù la vita!
Pensante che se calpesta la tèra
che la gà soto i soldati, quà morti'n guèra.
Pregante con fede la nòssa Madòna
che l'è par tuti na Mama si bòna
che ògne momento la ne aiutasse
e a tut'l mondo, la manda la paze"

(tratto da "I laghi della Val di Fiemme", di Padre Lucio Zorzi, 2003)

sabato 30 agosto 2008

Canzone alpina "Monte Cauriol"

"Tra le rocce il vento e la neve
siam costretti la notte a vegliar;
il nemico, crudele e rabbioso,
lui tenta sempre il mio petto colpir.

Genitori piangete, piangete
se vostro figlio non dovesse tornar.
Vostro figlio è morto da eroe
sulle alte cime del monte Cauriòl.

Il suo sangue l'ha dato all'Italia
il suo spirto ai fiaschi del vin.
Faremo fare un gran passaporto
o vivo o morto dovrà ritornar."

Canta così la vecchia canzone alpina l'epopea del Cauriòl. Più che una preghiera è un lamento soffuso di tanta tristezza.

testo tratto da "Monte Cauriòl 1916", di Aldo Zorzi.