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mercoledì 27 agosto 2025

I danni del bostrico mettono in ginocchio i boschi di Fiemme

Dopo i danni di Vaia, i boschi della val di Fiemme stanno facendo i conti con quelli del bostrico, un insetto che sta pesantemente colpendo gli abeti rossi di Fiemme. L'insetto attacca le piante e di fatto li va a privare della linfa. I danni sono ampiamente visibili in diverse aree della valle e costringono all'abbattimento degli abeti colpiti. 

La spiegazione, fornita da un esperto in un rifugio sul Lagorai, è da ricondurre al cambiamento climatico, con l'innalzamento di uno/due gradi centigradi sono più rare le gelate a bassa quota e così il bostrico resiste agli inverni meno rigidi.

La stampa nazionale ha affrontato a più riprese i danni provocati dal bostrico, per un approfondimento rimandiamo all'articolo del Fatto quotidiano di qualche settimana fa

giovedì 22 agosto 2024

Specialità tirolesi: lo strauben della Malga Ora

Cambiano i tempi, si evolve il turismo in montagna. Una certezza da quarant'anni è la tradizione dello strauben alla Malga Ora. La golosa frittella, servita con contorno di marmellata di frutti rossi, è da sempre caratteristico della struttura a poche centinaia di metri da Passo Oclini e Passo Lavazè, sull'altopiano del Lavazè, al confine tra val di Fiemme e la val d'Ega. 

Una tradizione imperdibile, prima di riprendere il cammino. 

martedì 12 ottobre 2021

Rifugio Baita Monte Cauriòl, la nuova vita dopo la ristrutturazione e con la nuova gestione

Cammino sulle montagne di Fiemme da sempre. Ho aperto il blog nel 2008, partendo dal racconto della valle di Sadole e dal Rifugio Baita Monte Cauriòl. Ci sono tornato nei giorni scorsi, prima della chiusura della stagione 2021. Ho trovato una nuova vita del Rifugio, recentemente completamente ristrutturato. Di proprietà del comune di Ziano di Fiemme, dal 2020 la struttura offre un nuovo volto, camerata e due camere per il pernottamento e una nuova gestione. Tommaso Pacher e Barbara, dalla Valsugana, hanno scelto di mettere anima e corpo nel nuovo Rifugio Baita Monte Cauriòl, nel cuore del Lagorai. E' un punto centrale nelle escursioni lungo la catena del Lagorai, e la nuova gestione finalmente lo riporta accogliente e il pieno della stagione 2021 ne è gradita conferma.

Entrare al Rifugio Cauriòl significa, da sempre, omaggiare l'opera di Aldo Zorzi, con il Museo della Grande Guerra tuttora parte integrante della struttura, con centinaia di armi e oggetti recuperati per decenni da Zorzi sul monte Cauriòl, dopo le tremende drammatiche battaglie del 1916. 





Dopo diverse gestioni a succedersi senza troppa fortuna, con la ristrutturazione ad opera del Comune di Ziano e la gestione di Tommaso e Barbara è tornato ad essere un riferimento. E' possibile seguire gli aggiornamenti del Rifugio Baita Monte Cauriòl sul sito e sulla pagina Facebook ufficiale. Il Rifugio è raggiungibile in auto, salendo da Ziano di Fiemme verso Sadole. Le automobili si lasciano al parcheggio prima della sbarra, da lì un chilometro a piedi e si raggiunge il rifugio. 

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lunedì 11 ottobre 2021

I colori del Monte Cauriòl fotografato d'autunno da Passo Sadole

Le vette del Monte Cauriòl, e Cauriòl piccolo, fotografate da Passo Sadole nei giorni scorsi, dopo la prima spolverata di neve ad alta quota. Autunno 2021. Ai piedi delle crode, sul ghiaione, soprattutto sul lato sinistro, è evidente la colorazione rosso-violacea delle rocce porfiriche. Siamo nel cuore del Lagorai.


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domenica 10 ottobre 2021

Escursione sul Latemar, da Pampeago al Monte Agnello

Camminata, escursione TREDICI (numero progressivo di escursione proposta dal blog). 
Da Pampeago, Prà del Vedel alla cima del Monte Agnello. Nel cuore del Latemar

Località di partenza: Prà del Vedel, Pampeago (1.900 metri)
Località di arrivo. Monte Agnello (2.357 metri)
Dislivello in salita: 457 metri.
Categoria escursione: E (escursionistico).
Livello di difficoltà: abbastanza semplice.
Tempo di percorrenza: solo andata, un'ora e mezza circa.

Si parte da sopra Pampeago. Dalla località "Prà del Vedel", sopra la stazione a valle degli impianti di risalita. Da qui si imbocca il sentiero 514 del Latemar. Dopo circa trenta minuti si supera lo Chalet Caserina (ex Baita Caserina) e ci si imbatte nel percorso "Latemar Art", con numerose opere di arte contemporanea. Seguendo sempre il sentiero 514, dopo altri venti minuti circa, si incontra una deviazione (che sale) per il Rifugio Monte Agnello. In poco tempo si sale sulla cresta e facilmente si giunge al Rifugio. Da qui, altri 15, 20 minuti per arrivare in località La Porta e poi in cima alla vetta dell'Agnello, a quota 2.357 metri. Da qui si gode di una splendida vista a 360 gradi su Latemar, Catinaccio, Sella e Lagorai. 

In meno di un'ora si ridiscende al punto di partenza. 

L'intera escursione si svolge nel territorio comunale di Tesero. 

Per conoscere nei dettagli il percorso del sentiero 514, vi rimandiamo al sito ufficiale SAT.

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giovedì 11 marzo 2021

"Lagorai: Tibet d'Italia". Emozionante cortometraggio, il drone ci porta sulle vette della catena montuosa

Un drone sorvola le vette del Lagorai e ci accompagna alla scoperta, o riscoperta, della imponente catena montuosa trentina. Il breve cortometraggio "Lagorai: Tibet d'Italia" è un'occasione per sorvolare tutte le cime, tra estate e inverno, e capirne al meglio posizione e geografia. Il documentario è disponibile su Youtube, sul canale dell'autore Dario Zardo. Ha una durata di 5 minuti, ve lo proponiamo sul blog, per accompagnarvi a rivivere ricordi di cime e di storia del Lagorai. Da Cima Cece al Cauriòl, dal Cardinal a Litegosa, passando per i laghi e arrivando a Busa Alta. Cinque minuti di emozioni assicurate. 


L'autore del video, nella presentazione del corto, scrive: "Le strade e le gallerie, i tralicci, le dighe e le altre opere dell’uomo che hanno devastato l’ambiente alpino, hanno finora risparmiato i LAGORAI. Una montagna massacrata un secolo fa dalla violenza delle guerra, è diventata così un’oasi di natura intatta e incontaminata. Ed è questo ancora il suo fascino". 

venerdì 5 marzo 2021

Viaggio fotografico - I Laghi di Colbricòn

Facilmente raggiungibili da Malga Rolle, i laghi di Colbricòn rappresentano una meta estiva molto frequentata tra val di Fiemme e Primiero. Sono due i laghi di Colbricòn, rispettivamente a 1.922 e 1.909 metri di altitudine. Il lago superiore, il maggiore dei due, ha una profondità massima di 6 metri. Sulle sponde dei due laghi di Colbricòn, negli anni Settanta furono ritrovati resti di bivacchi di cacciatori risalenti al Mesolitico, era intorno agli 8.000 anni fa. 





Veduta sui due laghi di Colbricòn

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mercoledì 3 marzo 2021

"Suoni vaganti in Trentino", il documentaro di Alberto Pattini narra storia e fragilità dell'alpeggio e della transumanza

Il mestiere dell'alpeggio, la transumanza, la preziosità e la fragilità di questi capisaldi per l'armonia dell'ecosistema montano, sono il cuore di "Suoni vaganti in Trentino", documentario firmato da Alberto Pattini. Giovani e anziani pastori a raccontare al regista sensazioni e pensieri inerenti al loro faticoso, straordinario lavoro. Il documentario, prodotto da webtvstudios e disponibile sul rispettivo canale Youtube, dura circa 37 minuti e segue i pastori del Trentino - partendo dall'iconico Marco "Scota" Demattio - dal Lagorai sino alla Valsugana. Splendide immagini di massa dei greggi di pecore accompagnano il racconto, intriso di un pizzico di preoccupazione mista a malinconia, in difesa di figure centrali nella storia e nel presente della vita in montagna. 


La voce fuori campo di Chiara Turrini, interpreta la poesia che apre il documentario di Alberto Pattini.

"Nello smeraldo tappeto
di azzurre campanule ondeggianti
all’ombra di alteri e sublimi monti del mistero 
dove nulla è perduto 
s’odano i battacchi dei campanacci 
delle nuvole vaganti echeggiare a festa.
Di notte ruminano e tintinnano
nel silenzio colorato dalle stelle
la ninna nanna del pastore errante
il vento sospinge lontano 
nei deserti recinti delle città 
le laceranti dimore dei fantasmi della coscienza”.

lunedì 1 marzo 2021

Viaggio fotografico - I Laghi di Lusia

Uno dei più suggestivi, incantevoli panorami tra Fiemme e Fassa. I laghi di Lusia, tre laghetti alpini sopra quota 2.300 metri di altitudine, sorgono all'interno di un antico cratere vulcanico, ai piedi del suggestivo scenario di Cima Bocche. Le fotografie che trovate nel post sono state scattate dalla trincea, oggi straordinario punto di osservazione e durante la Prima guerra mondiale combattuta terra di confine, a quota 2.425 metri. I Laghi di Lusia sono tre. Il maggiore si trova a quota 2.334, poco più in alto si trova il secondo laghetto a quota 2.352. Guardando Cima Bocche, e scorrendo lo sguardo a destra si troverà il terzo, più distanziato lago di Lusia, a quota 2.380. Sulle sponde del maggiore dei tre laghi, sorge il Bivacco Sandro Redolf. 



Da questa angolazione, scendendo dalla trincea, si ammirano tutti e tre i Laghi di Lusia. Sul lato destro della fotografia, si vede infatti anche il terzo, più distanziato lago.





I laghi di Lusia si possono raggiungere salendo dagli impianti del Castelir (Bellamonte) e poi Passo Lusia, oppure da Malga Bocche. Entrambe le camminate, che volendo possono formare un anello, vi porteranno dentro splendidi panorami e in una lussureggiante flora. 



venerdì 26 febbraio 2021

La Grande Guerra sul Lagorai e sul Monte Cauriòl - Parte III: La conquista italiana del Monte Cauriòl

Il punto centrale, il momento più drammatico e sanguinoso delle battaglie sul Lagorai, ruota attorno all'attacco italiano e alla conquista della vetta del Cauriòl. Pagando un prezzo enorme in termini di vite, i battaglioni italiani riescono, eroicamente, a superare il fuoco austriaco e raggiungere la vetta del Monte Cauriòl. Resta indelebile il sacrificio di centinaia di alpini nell'assalto disperato alla cima. Una delle battaglie più cruente dell'intera Grande Guerra.

Dalla notte del 25 agosto 1916 partì il decisivo, complicatissimo, attacco italiano. Esposti al fuoco degli austriaci - appostati sulla vetta - gli alpini del Battaglione "Feltre" dovettero conquistare metro su metro, lasciando il sangue e le vite lungo un'azione quasi impossibile. Il 27 agosto avvenne la conquista del Cauriòl

"Tra i primi a mettere il piede in vetta - scrive Aldo Zorzi nel suo "Monte Cauriol 1916"- è Alfredo Boschet, penna nera classe 1894 da Tomo di Feltre. [..] Il Cauriòl è conquistato, un'impresa difficile, quasi disperata".

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Fontana costruita dalle truppe austriache nella val di Sadole.

Nel 2008 il blog ha preso forma, partendo dal legame profondo che sento per la valle di Sadole e il Monte Cauriòl. Con i post pubblicati su "Le mie montagne" e dedicati alla Guerra bianca combattuta tra il 1915 e il 1916 sulle impervie vette del Lagorai e attorno al Cauriòl, basandomi sullo straordinario lavoro documentario completato da Aldo Zorzi e sulla letteratura che ne segue, voglio omaggiare le stesse, meravigliose, verdissime terre di Sadole e Fiemme, e l'imponente Cauriòl. 

mercoledì 24 febbraio 2021

La Grande Guerra sul Lagorai e sul Monte Cauriòl - Parte II: la deportazione della popolazione civile di Caoria

La popolazione di Caoria pagò un prezzo altissimo al periodo bellico. Caoria è, per il Monte Cauriòl, il controcampo di Ziano di Fiemme. L'accesso al Cauriòl dal lato del Vanoi. Durante il tremendo periodo delle battaglie sul Lagorai nella Prima Guerra mondiale, Caoria fu costantemtente il fronte ultimo dove gli eserciti stazionavano prima di tentare l'assalto al Cauriòl. C'è però da raccontare un drammatico episodio, completamente ricostruito da Aldo Zorzi in "Monte Cauriol 1916", che la popolazione civile di Caoria pagò in prima persona. 

Indicazioni attuali a Passo Sadole per l'ex Comando Italiano.

Nel luglio 1916 infatti, l'esercito austroungarico irruppe in paese e radunò uomini, donne e bambini di Caoria. Duecento persone furono forzatamente sottratte alle loro case e alle loro famiglie, obbligate a seguire le truppe imperiali. Presero la via della montagna. Arrivarono a Malga Valmaggiore, poi a Predazzo e a Ziano. Infine scesero a Ora, per poi prendere la via austriaca, Kufstein e Salisburgo. Duecento trentini di Caoria furono deportati nel campo di lavoro di Mitterndorf. Piccola parte di un dramma che vide più di 70.000 trentini deportati nell'Impero austroungarico, molti dei quali impiegati sul fronte russo.

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Trentini deportati nel campo di Katzenau (foto Wikipedia.org)

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sabato 20 febbraio 2021

La Grande Guerra sul Lagorai e sul Monte Cauriòl - Parte I: Luglio 1916, la battaglia arriva sul Lagorai

I primi violenti scontri in quota sul Lagorai, tra gli alpini e l'esercito dell'impero austroungarico, risalgono al luglio 1916. Tra il 19 e il 21 luglio, sfruttando l'effetto sorpresa e avanzando nascosti dal lariceto sino ai 2.000 metri di altitudine, ci fu l'attacco della fanteria italiana, verso il Colbricon e la Cavallazza. Nel pomeriggio del 21 luglio 1916 la fanteria e i bersaglieri conquistarono il massiccio della Cavallazza, il passo di Colbricon e il passo Rolle, costringendo gli austriaci ad arretrare e abbandonare le posizioni di controllo. 

Come riporta Aldo Zorzi, nel capitolo "La guerra in val Cismon" del suo imprescindibile lavoro "Monte Cauriòl 1916", in quei drammatici giorni "sulla Cavallazza e presso il passo del Colbricon era in corso una lotta disperata". 

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Residuo bellico, esposto vicino Malga Sadole

Nel 2008 il blog ha preso forma, partendo dal legame profondo che sento per la valle di Sadole e il Monte Cauriòl. Con i post pubblicati su "Le mie montagne" e dedicati alla Guerra bianca combattuta tra il 1915 e il 1916 sulle impervie vette del Lagorai e attorno al Cauriòl, basandomi sullo straordinario lavoro documentario completato da Aldo Zorzi e sulla letteratura che ne segue, voglio omaggiare le stesse, meravigliose, verdissime terre di Sadole e Fiemme, e l'imponente Cauriòl

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venerdì 12 febbraio 2021

Marco "Scota" Demattio, l'intervista al pastore del Lagorai sul futuro della malga

Il mestiere del pastore in quota, in Fiemme e in tutto il Trentino, è da anni splendidamente incarnato da Marco Demattio. Per tutti, in valle, "Scota", lo storico malgaro del Lagorai. Su Youtube è raggiungibile una preziosa intervista a "Scota" realizzata da Paolo Scarian, registrata e pubblicata online nell'autunno 2018 sul canale Youtube di AGH.

Il cuore dell'intervista fa riferimento al futuro di Malga Lagorai e di tutta l'area, nell'ottica del progetto "Translagorai", che punta per il prossimo futuro a trasformare alcune storiche malghe trentine in vere e proprie strutture turistiche, come ristoranti in alta quota.

Ad intervistare l'anziano pastore del Lagorai è Paolo Scarian, grande esperto di fauna locale e appassionato studioso della presenza di lupi nel Nord Italia. Un amico di famiglia che, grazie ai miei genitori, ho avuto il piacere di conoscere anni fa. L'impegno di Paolo - riscontrabile anche attraverso l'intervista a Scota - è da anni quello di difendere il territorio montano da nuove speculazioni edilizie, come il "caso Lagorai" insegna. Il pastore trentino, nel dialogo con gli intervistatori, parla diffusamente dell'alpeggio, della sua esperienza, delle caratteristiche del mestiere del pastore in alta quota e delle prospettive di alpeggio per il futuro del Lagorai e della montagna in generale.

Ascoltando le parole del pastore, emerge evidente come ogni possibile, futuro progetto di accelerazione sul turismo d'alta quota sia assolutamente in contrapposizione con la salvaguardia della fauna e della flora, ma anche degli stessi alpeggi. Il turismo di massa in montagna mina sempre più la sopravvivenza di figure chiave per gli equilibri dell'ecosistema, come quella del pastore. Allo spinoso tema del turismo in alta quota e del progetto "Translagorai", naturalmente molto sentito e dibattuto negli ultimi tre anni in val di Fiemme e non solo, è dedicato un gruppo pubblico su Facebook ribattezzato "Giù le mani dal Lagorai"






martedì 25 agosto 2020

Il borgo di Castello di Fiemme in fotografia

Ho fatto una passeggiata per il centro di Castello di Fiemme, luogo natale della madre di Giovanni Segantini e tra i primissimi abitati di Fiemme risalendo l'Avisio. Il borgo conserva decine di abitazioni antiche, dei primi del Novecento, con struttura e balconi in legno. L'utilizzo della legna è ancora centrale nell'abitato di Castello, con la stragrande maggioranza delle case abitati dai residenti a incastonare, sin dall'inizio dell'estate, cataste di legna che saranno poi bruciate in autunno e in inverno. Singolare anche la piccola stalla (fotografata) ancora attiva al piano terra di un'abitazione rurale. Convivenza casa-stalla che solo qualche decennio fa era la norma, ora sempre più eccezione. Interessante anche l'operato, scoperto camminando per le vie di Castello, della locale associazione culturale "La bifora" che, tra le altre cose, promuove il book crossing per le strade del paese. 

Fotografie scattate nel luglio 2020







Una piccola stalla al piano terra. L'abitazione è al primo piano



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giovedì 13 agosto 2020

CAMMINATA UNDICI - Da Passo Oclini alla vetta del Corno Bianco Weisshorn

Camminata, escursione "DA PASSO OCLINI AL CORNO BIANCO" 

Località di partenza: Passo Oclini (1.989 metri s.l.m.)
Località di arrivo. Vetta Corno Bianco (2.316 metri s.l.m.)
Dislivello in salita: 328 metri.
Categoria escursione: E (escursionistico)
Livello di difficoltà: abbastanza semplice.
Tempo di percorrenza: circa 2h (andata e ritorno), lunghezza totale del percorso circa 3,2 chilometri.

La vetta del Corno Bianco

L'escursione ha inizio dal passo Oclini, poco sotto quota duemila metri di altitudine, nel territorio comunale di Aldino, in Alto Adige. Raggiungibile in auto dalla val di Fiemme (si sale da Cavalese o Tesero verso Passo Lavazè) o dalla val d'Ega. Da Oclini si prende il sentiero H verso il Corno Bianco (Weisshorn). La camminata inizia con una discreta pendenza nel sentiero che sale tra i pascoli erbosi sopra Oclini. Il sentiero sale con regolarità e dopo una ventina di minuti ai verdi prati si sostituisce un fitto panorama di pini mughi. Dopo un passaggio più irto, con gradoni ripidi, si avvicina decisamente la vetta. In un'ora di cammino si raggiunge il Corno Bianco, dalla vetta oltre quota 2.300 si può godere di una delle più spettacolari e complete vedute panoramiche sulle Dolomiti. Vista a 360 gradi, dal Brenta sino al Catinaccio, dal Lagorai al Latemar sino al Sella e alla Marmolada. La visuale dalla vetta di Corno Bianco (Weisshorn) ripagherà la fatica dell'ascesa.

Vista delle rocce sull'ultimo tratto

La salita da Passo Oclini


ALTERNATIVA. Si può prolungare l'escursione, partendo o arrivando a Malga Ora. Tra Passo Oclini e Malga Ora aggiungere ai tempi segnalati, mezzora di cammino. 


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sabato 8 agosto 2020

Due anni dalla Tempesta Vaia, le ferite e i danni ancora visibili a Passo Lavazè e in Fiemme

La notte del 29 ottobre 2018, la Tempesta Vaia ha flagellato ampie zone di Trentino, Alto Adige e Veneto. Tra i punti più colpiti la val di Fiemme e la val d'Ega. In Fiemme, i boschi attorno al Passo Lavazè e nella Foresta di Paneveggio sono stati pesantemente flagellati. Qualche chilometro più in là, in Sud Tirolo, è stato il paesaggio montano del Lago di Carezza a essere devastato.

Visuale della devastazione di Vaia da Passo Oclini.

In quelle drammatiche ore, i venti arrivarono a superare i 200 chilometri orari tra Trentino e Veneto, abbattendo milioni di alberi. A due anni di distanza, il lavoro eroico e incessante di pulizia e ripristino è tuttora in corso e, nella migliore ipotesi, avrà ancora alcuni anni davanti a sé. Il paesaggio ne è tuttora fortemente segnato e rivoluzionato. Quasi irriconoscibile il Lavazè, un tempo totalmente attorniato da larici e abeti, oggi ancora profondamente ferito, specie nei tratti visibili dalla strada che sale da Cavalese e Varena. Anche nei pressi di passo Oclini il panorama è drammatico. Nelle seguenti immagini, una documentazione fotografica di come i segni di Vaia siano pesantemente presenti anche due anni dopo il disastro.

Visuale dal Corno Bianco.







Tronchi accatastati e danni di Vaia, salendo verso Lavazè.


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